Art Philosophy

 RGB base

I started painting in oils. I was obsessed by reality. I spent so much time in depicting the truth of things in a faithful way. I spent hours in studying a nuance, in repeating a shade, in defining a shadow. I spent months on a canvas, just one, and it should be a detailed repetition of what existed in the real world.

But there was something wrong. I realised that, in a second, technology let you obtain the same results just pressing the button of a camera. So I pressed the same button in my brain: Perhaps I didn’t have to reproduce reality, perhaps i had to filter it, mix it and tell it with a new personal light. To read paintings as you read books. Narrative to watch. Stories made of colours. The dull commitment to classical technique and the obsessive passion for faithfulness were suppressed by emotions and the most ethereal suggestions.

I changed my method, I changed the surface, and my vision of making art was transformed radically. Acrylic paint, stuccoes, wood, markers and varnish. rapid, violent brush strokes full of desperate romanticism. The pencil, the graphite, the skeleton structure of the image. subjects stolen from behaviour, actual people borrowed from towns, from books, or from that parallel reality (placed in the middle between art galleries and trash deposits) which is called the web. Great photographers, famous or unknown images, reinterpreted, re-illuminated, turned upside down, spoilt, deformed, but in some cases so perfect in their emotional impact that they seem unaltered.

It’s fascinating to think that bodies, dresses or buildings can be real substance in a place, can lose their tridimensionality, can become a computer code, they can cross the ocean and reappear in another place to have a different form of material substance thanks to the mellowness of a colour or to the roughness of a support.


RGB base

Ho cominciato dipingendo ad olio. Ero ossessionato dalla realtà. Investivo tantissimo tempo nel raffigurare fedelmente la verità delle cose. Passavo ore a studiare una sfumatura, a replicare una velatura, a definire un’ombra propria o portata che fosse. Impiegavo mesi per una tela. Una sola. Minuziosa replica di quello che c’era nel mondo vero.

Ma qualche cosa non tornava. La tecnologia, permetteva in una frazione di secondo di ottenere il medesimo risultato facendo “click” sul tasto di una fotocamera, e allora, il “click”,è avvenuto nella mia testa. Forse non avrei dovuto riprodurre la realtà, forse sarebbe stato meglio filtrarla, frullarla e raccontarla illuminata di una luce personale. Quadri da leggere come libri. Narrativa da vedere. Storie fatte di colore.

L’ottusa dedizione alla tecnica classica e la maniacale passione per la fedeltà sono state soppiantate dalle emozioni e dalle più eteree suggestioni. E’ cambiato il metodo di lavoro, è mutata la superficie e si è radicalmente trasformata la mia visione del modo di fare arte. colori acrilici, stucco, legno, markers e vernici. pennellate rapide, violente, cariche di disperato romanticismo. La matita, la grafite, la struttura scheletrica dell’immagine.

Soggetti rubati al contemporaneo. Persone attuali prese a prestito dalla città, dai libri, o da quella realtà parallela (collocata a metà strada tra una galleria d’arte e un deposito d’immondizia) che si chiama internet. Grandi fotografi. Immagini famose o sconosciute. Re interpretate. Re illuminate. Capovolte. Snaturate. Deformate, ma anche, in alcuni casi talmente perfette nel loro impatto emozionale da restare inalterate.

E’ affascinante pensare che corpi, abiti o architetture, possano essere vera materia in un luogo, perdere la loro tridimensionalità,diventare un codice informatico, varcare magari l’oceano e riapparire in un altro posto per tornare ad avere una diversa forma di fisicità materiale grazie alla pastosità di un colore o alla rugosità di un supporto.

 

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: