Conversione a U

Ferro Magazine 2015

Avevo 14 anni e volevo il Malaguti, parliamo dell’82 dato che ora di anni ne ho 47. Preparavo per mio padre delle trappole tipo Vietcong per far trovare Motociclismo aperto proprio su quella pagina che descriveva il Malaguti 50, il MIO Malaguti 50. Ritagliavo i loghi dalla pubblicità e con la pellicola trasparente facevo degli adesivi e tappezzavo la Fiat 128 di papà. Una pubblicità ben poco subliminale. Adesivi Malaguti ovviamente. Aveva le marce e il manubrio importante, era una moto vera, solo che era 50cc l’oggetto dei miei sogni. Papà non me lo comprò mai, il Malaguti, mi portò a casa un SI piaggio color canna di fucile al quale cambiai immediatamente la marmitta con una Polini contorta che pareva una cornamusa, ma che mi fece al contempo guadagnare ben un cavallo e mezzo alla ruota. Mi sentivo figo come Fonzie di Happy Days, con il mio SI sotto al CU…, insomma tra le gambe. Quante discussioni con il benzinaio se la miscela al 2% andava bene o sarebbe stato meglio ingrassarla al 4. Con il motorino ero diventato grande. Andavo al lago da solo, alle grigliate con gli amici, accompagnavo a casa le ragazze driblando i vigili dato che il SI era omologato solo per uno e, diciamolo piano, sotto la sella ci stavano pure le sigarette. Imparai a piegare, mica sempre per verità. Ho imparato anche quanto fa male e quanto grattugia l’asfalto. Tutti abbiamo cominciato così. Tutti noi che leggiamo in questo momento, magari con i calzoni calati seduti sulla tazza. 50, 125, 175, 2emmezzo, 3ecinquanta, 500 e 750 ecco fatto, così si fa nascere un motociclista. Così, sono nate generazioni di bikers. Asciugatevi la lacrimuccia lo so che è che è andata proprio così. Se ora avete un bicilindrico nel garage che sia inglese, italiano, tedesco o americano, dovete ringraziare il vostro Caballero 50. La vostra vespa ET3, o il CIAO con i buffi pedali con i catarifrangenti che (non fate finta di niente) toglievamo per accenderlo a spinta, che faceva mooolto più figo. Ma ora non è più così. Vostro figlio vi ha mai chiesto il motorino? Vi ha forse mai massacrato per avere delle ruote con un propulsore al centro, incapsulato magari in un’orgia di plastica accattivante e colorata?

Io credo di No. Eccolo, il problema. Semplice semplice. Da veicolo per socializzare, irrinunciabile per perdere la verginità prima dei diciott’anni, il cinquantino è diventato “solo” un comodo veicolo che consuma poco, che si parcheggia “facile” con il quale orde di professionisti (con le loro cravattine svolazzanti o con il tacco 12 se femmine), calano in città per andare a lavorare. Mancano purtroppo gli adolescenti. Oggi non serve più andare fisicamente in un posto per fare amicizia, per incontrare persone o magari la biondina con gli occhi azzurri incrociata nel corridoio a cavallo tra l’ora di storia dell’arte e quella di greco. Oggi ci sono gli smartphone, gli Ipad e i social. Le comunità si riuniscono dal calduccio delle camerette, mica come noi dinosauri con il chiodo con le crepe per il gran freddo e con la punta delle dita e le rotule surgelate e pronte per essere messe nel bicchiere dello Scotch. Serve una conversione a U, riportiamo i ragazzi in moto, facciamoli di nuovo innamorare dell’aria sulla faccia, della vita in presa diretta e non filtrata da un comodo sicuro e passatemelo triste schermo di un telefono ultima generazione. Creiamo di nuovo i motociclisti. Per favore.

Stefano-Cash-Narra

P.S. AAA. Cercasi Malaguti 50 ben tenuto permuto con Commodore 64.

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